Questa mattina, appena uscita dal letto mi si è presentato uno scenario da trainspotting: piatti di ieri sera ammucchiati, tavolo ingombro, vestiti sparsi ovunque, appena girata la maniglia della porta del bagno, mi sono immaginata di trovare un cadavere nella vasca e un gatto (rosso) rachitico e pulcioso a leccare l'acqua che strabordava.
Purtroppo no. Niente di sensazionale neanche per oggi. Non avrò una buona scusa per mollare quel cazzo di libro e abbandonarmi all'isteria.
Così passo da "Trainspotting" a "Cent'anni di solitudine", nel punto in cui l'enorme casa, abitata solo da due persone, rinchiusesi dentro per il loro folle amore, comincia ad essere distrutta dalle forimiche, dalle raffiche di vento... cominciano a sentirsi le voci dei morti che parlano tra di loro...
Ma io sono sola e il mio folle amore rende folle solo me.
Maggio, che mese di merda
Gli sono troppo vicina perchè mi sogni.
Non volo su di lui, non fuggo da lui
sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.
Non con la mia voce canta il pesce nella rete.
Non dal mio dito rotola l'anello.
Sono troppo vicina. Una grande casa brucia
senza che io chiami aiuto. Troppo vicina
perchè la campana suoni appesa al mio capello.
Troppo vicina per entrare come un ospite
dinanzi a cui si scostano i muri.
Mai più morirò così leggera,
così fuori dal corpo, così ignara,
come un tempo nel suo sogno. Troppo,
troppo vicina. Sento il sibilo
e vedo la squama lucente di questa parola,
immobile nell'abbraccio. Lui dorme,
più accessibile ora alla cassiera d'un circo
con un leone, vista una sola volta,
che non a me distesa al suo fianco.
Per lei ora cresce dentro di lui la valle
con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato
nell'aria azzurra. Io sono troppo vicina
per cadergli dal cielo. Il mio grido
potrebbe solo svegliarlo. Povera,
limitata alla mia forma,
ed ero betulla, ed ero lucertola,
e uscivo dal passato e dal broccato
cangiando i colori delle pelli. E possedevo
il dono di sparire agli occhi stupiti,
ricchezza delle ricchezze. Vicina,
sono troppo vicina perchè mi sogni.
Tolgo da sotto il suo capo un braccio,
intorpidito, uno sicame di spilli.
Sulla capocchia di ciascuno, da contare,
sono seduti angeli caduti.
Wysława Szymborska
"E quando andrò, devi sorridermi se puoi
non sarà facile ma sai
si muore un po' per poter vivere
Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là..."
Ci tenevo davvero a ringraziarti, avevi ragione: tu non sei "come tutti gli altri".
Scusa se ero un po' prevenuta nei confronti del genere maschile.
Grazie per avermi regalato emozioni uniche, grazie per avermi detto che una come me non la troverai mai più (ed è un bene perchè sennò ti spezzerebbe le gambine anche lei), grazie per avere le idee chiare sul da farsi. Grazie che se prendi una decisione (come per esempio quella di non vedermi più) non mi avverti, così sto a fissare il telefono come un'ebete per due giorni, altrimenti non saprei come impiegare il mio tempo. Cavolo, hai pensato proprio a tutto. Tu sì che sei una persona attenta. Sapevo di dovermi fidare quando hai detto che per me avresti fatto "qualunque cosa". Insomma grazie di far finta di esistere, grazie di avermi portato a spasso per un po' di tempo. E soprattutto grazie per non avermi scritto nemmeno oggi (per questo w.end ero veramente a corto di idee).
Con affetto,
Drin
P.S. VAFFANCULO